Archivio per aprile, 2009

Irae AoD beats General Vezax Hard Mode
I love the smell of saronite in the morning. You know, one time we had that room bombed, for 12 hours. When it was all over, I walked up. We didn’t find one of ‘em, not one stinkin’ trash mob. The smell, you know that saronite smell, the whole hill. Smelled like … victory.
                                                                                                                                                    [Boubouille]
 
La vita, come un prisma, ha molte facce.
 
 
Il mio nome me l’hanno dato gli alberi: Valdassir. Le lunghe ore passate nelle foreste ad orsservare il fruscio delle foglie e i saltelli di uno scoiattolo si sono tramutati in una vocazione da aldulto che mi ha spinto a scegliere la via della natura. La mia gente venera Elune e io sono discepolo di Cenarion. Poche avventure mi legano a questo mondo ferito dove sto ancora imparando la mia via nella dura disciplina dell’Alleanza. Una muta preghiera muove ogni mia mossa e ogni mio passo che mi ha condotto dalla magica isola di Teldrassil mia dimora al bastione della civiltà, Stormwind City. Il carattere buono e spontaneo della mia razza mi ha portato ad aiutare ogni genere di anima in difficoltà e compiere poche ma ardue imprese. Di solito mi limito a guarire con un gesto le ferite sanguinanti di questo mondo inflitte dall’invasione della legione infuocata ma quando è richiesto non ho rimorsi nel far prendere il sopravvento la bestia che è in me per fronteggiare il menico.
Un sentimento di grandezza alberga il mio cuore e sento che un grande fato è mi è stato riservato da Elune.
 
Mi presento, il mio nome è Evets e appartengo alla nobile stirpe dei Sin’dorei. I ricordi della mia infanzia sono spariti e ora riesco a rimembrare solo quel piccolo villaggio ad Eversong Woods giusto a nord delle rovine di Silvermoon, rasa al suolo dalla follia del Cavaliere della Morte, dove le mie avventure sono inziate. Mi fu chiaro fin dall’inizio che avevo una predispozione per i venti magici: li sentivo scorrere calmi attorno a me e riuscire ad imbottigliarne il potere sotto forma di una sfera infuocata o di un soffio di gelo per me era un gioco da ragazzi. Il mio addestramento mi ha spinto molto lontano dal luogo della mia nascita, fino alla maestosa città di A’dal, Shattrath City, e la fortezza volante, Dalaran, dove gli arcimaghi mi accolgono come un fratello.
Mi piace pensare che i miei genitori mi abbiano abbandonato per il presentimento del mio destino grande e allo stesso tempo terribile. Ora sono un campione dell’orda. Dovunque risuoni il rumore dei miei passi la gente abbassa la testa e mormora un rispettoso saluto e, molte volte, una preghiera. La mia fama leggendaria e mi precede. Non solo feccia dell’alleanza è morta con il mio nome sulle labbra ma anche eroi della legione infuocata. Arcani incantesimi mi hanno permesso di allargare le maglie del tempo e sconfiggere ancora una volta Archimonde sulle pendici del monte Hjal. Alla fine, Illidan in persona si è piegato davanti alla forza bruta della mia volontà. Ma queste sono storie più consone al tepore di una taverna, annebbiato da un buon boccale di bourbon.
Sempre in cerca di nuove avventure e nuove sfide vago su Azeroth senza mai fermarmi.
 
 
Ciao raga mi chiamo Stefano, ho 18 anni e vivo in provincia di Varese dove frequento un normalissimo liceo scientifico con buoni risultati. Direi che la mia vita è abbastanza comune, senza niente di particolare…o forse no…
 
 
 
Mi piace quel mondo. Credo che ci resterò ancora un po’.
 

Caro diario

Pubblicato: aprile 10, 2009 in La mia storia
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Non sono mai stato così solo. Io e il mio portatile. Passo da un mondo all’altro continuamente, ma questo non lo voglio neanche vedere. E quando per cause di forze maggiori devo smettere di saltare da un mondo all’altro e tornare in questo, mi sento solo. E infelice, profondamente infelice.
 
Eppure continuo a respingere gli altri con la stessa forza di un tempo. Voglio proteggerli o rimango un mitico E.I.?
Credo che quando domenica o lunedì se ne andrà mio fratello avrò un altra crisi.
 
Con la certezza che nessuno mi potrà aiutare,
                                                               Evets

Quei bravi ragazzi

Pubblicato: aprile 10, 2009 in La mia storia
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Davvero tutto non ha più senso.
 
Ma continuo a combattere.
 
L’ho promesso.
 

La morte di Evets

Pubblicato: aprile 5, 2009 in La mia storia
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Lo si sentiva dappertutto, nelle strade, nelle piazze, nella tristezza di una porta sbarrata di una taverna. Lo si leggeva in faccia alla bambina che camminava lenta, il capo chino. Se ne aveva la certezza da quel vento gelido e testardo, che non voleva lasciare in pace le case.
Evets era morto.
Gli stendardi rossi dell’orda erano stati sostituiti da un drappo azzurrino, color del ghiaccio, che sfumava in un cuore nero. Gli abitanti di Orgrimmar si erano radunati davanti ad un falò che si stagliava maestoso e cupo nella notte. Alcuni piangevano, i più scuotevano la testa come a scacciare la verità, tutti evitavano di guardarsi in volto.
Evets era morto.
La notizia aveva iniziato a serpeggiare quello stesso giorno all’imbrunire. Non si sapeva come fosse successo, un troll messaggero era apparso dalle immense porte di Orgrimmar e si era precipitato nella Valle della Saggezza spronando il suo raptor. La disperazione sulla sua faccia era tale che tutti gli si affollarono attorno chiedendo notizie. Il rifiuto fu unito alla richiesta, sussurrata quasi come fosse una preghiera, di farlo passare. Dalla sua borsa spuntava una lettera sigillata con il purpureo emblema di Dalaran, la città dei maghi. Poco dopo, nella sorpresa generale, Thrall era sceso dal suo trono e con voce spezzata aveva annunciato la tragedia.
Evets era morto.
Quella sera le magiche fronde di Moonglade avevano ospitato il lamento funebre. Thrall aveva dato l’estremo saluto all’eroe con il discorso più acceso e fiero dalla disfatta di Archimonde sulle pendici del monte Hyal e nessuno aveva voluto mancare. Gli stendardi rossi di Orgrimmar si mischiavano a quelli blu di Lorderon in una atmosfera di solidarietà. Tutti avevano fissato a lungo quel marmo bianco e liscio che si fondeva con la terra:
 
Qui riposa Evets,
Campione di Azeroth.
 
Sotto la scritta quasi accecante per tutta la sua magia erano scritti migliaia di nomi, nomi di chi aveva partecipato al lamento. Pochi avevano notato la troll che aveva appoggiato un singolo fiore giallo sulla lapida con una lacrima sulla guancia, prima di sparire nelle ombre. Erano tornati alle loro case, dopo, ma la gente di Orgrimmar aveva deciso di radunarsi attorno al falò in un ultimo, deciso addio all’elfo.
Lo si sentiva dappertutto, nelle strade, nelle piazze, nella tristezza di una porta sbarrata di una taverna. Lo si leggeva in faccia alla bambina che camminava lenta, il capo chino. Se ne aveva la certezza da quel vento gelido e testardo, che non voleva lasciare in pace le case.
Evets era morto. E il sole sembrava non volesse più sorgere.