Eco e Narciso

Pubblicato: maggio 5, 2009 in Citazioni da libri
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Nella mitologia greca, Eco è una ninfa delle Oreadi (delle montagne).
Secondo Ovidio, Zeus notando l’attitudine di Eco per il pettegolezzo, la spinse ad intrattenere sua moglie Era in modo da distrarla dai suoi amori furtivi. Era però si accorse dell’inganno, e la punì togliendole l’uso della parola e condannandola a dover ripetere solo le ultime parole che le venivano rivolte o che udiva.
 
ECO E NARCISO
 
Quando Eco ebbe visto Narciso che vagava solitario per la campagna e se ne fu innamorata, cominciò di nascosto a seguire i suoi passi; ma quanto più lo segue e si accosta alla fiamma d’amore, tanto più brucia, come quando lo zolfo che copre l’estremità della torcia attira a sé crepitando la fiamma.
Quante volte cercò di avvicinarlo con dolci parole e umili preghiere! Ma è contro la sua natura e lei non può cominciare; può solo esser pronta ad aspettare i suoni e ad essi rimandare parole.
Una volta il ragazzo, allontanatosi dal gruppo dei fedeli compagni, gridò: "C’è qualcuno qui vicino?". "Qui vicino" rispose Eco. Stupito, egli volge in ogni direzione lo sguardo e gridaa  gran voce "vieni qui": e anche lei lo chiama così. Lui si volge a guardare e non vedendo nessuno: "Perchè" disse, "mi sfuggi?", e gli giunsero in risposta queste identiche parole. Lui insiste, e ingannato da quella voce fantasma: "Qui, tutti e due insieme" disse, ed Eco, rispondendo a quel suono, il più gradito a lei, ripetè: "insieme!". Per realizzare queste sue parole lei esce dalla selva e corre a gettare le braccia al collo dell’amato. Ma lui fugge e fuggendo gridò: "Non voglio le tue braccia intorno al collo; piuttosto morire che abbandonarmi a te!" E lei rispose solo: "abbandonarmi a te!"
Disprezzata se ne sta nascosta nei boschi coprendosi tutta vergognosa il volto con le fronte, e vive da alllora nelle caverne solitarie. Ma in lei è ancora saldo l’amore e si accresce per il dolore del rifiuto, e intanto la pena che la tiene sveglia assottiglia il suo corpo sventurato, mentre la magrezza le dissecca la pelle e tutta la sostanza del suo corpo si dissolve nell’aria. La voce soltanto e le ossa sopravvivono, e resta la voce: le ossa si dice abbiano preso forma i pietre.
Da allora lei è nei boschi, e nei monti non si vede più; ma da tutti è udita: è pure suono quello che vive in lei.
 
Tratto da: Ovidio, Metamorfosi, 3,370-401
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